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La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 (dati 2025) ha confermato quanto già rilevato, a livello europeo, dal documento redatto dall’EUDA (Agenzia dell’Unione Europea sulle Droghe) sulla situazione della droga in Europa: dopo gli oppiacei, anche nel nostro paese la cocaina/crack è la seconda sostanza illecita, più frequentemente segnalata tra gli utenti presi in carico per la prima volta dai servizi specialistici per le dipendenze (SerD).

La differenza tra cocaina e crack, chimicamente la stessa sostanza, sta principalmente nella forma fisica, nel metodo di assunzione e nell’intensità degli effetti. La prima si presenta come una polvere che si sniffa o si inietta. Il crack è la sua forma base libera, da assumere fumandola in apposite pipe, ottenuta dopo aver trattato la cocaina con bicarbonato e acqua.

Come la stessa Relazione riporta, dell’utilizzo del tanto paventato fentanyl sono state rilevate solo tracce nelle acque reflue di 34 città italiane, con un carico massimo di 0,68 mg a Firenze. “Nessun oppioide sintetico analogo dei fentanili o altri oppioidi – si legge al suo interno - sono stati rilevati, ciò porta a pensare che il consumo di queste sostanze a uso ricreativo sia al momento contenuto e che il fentanyl rilevato possa essere ricondotto a un uso terapeutico”.