MONSELICE (PADOVA) - L’ha multato in quanto privo del biglietto. Poi, una volta che il treno è arrivato alla stazione di Monselice, l’ha invitato a scendere. Tra il viaggiatore appena sanzionato e la capotreno, dipendente di Trenitalia, è scoppiato un violento alterco, sotto gli occhi degli agenti della Polfer accorsi nel frattempo a dar manforte alla donna. E c’è mancato poco che la discussione degenerasse in rissa.

La lite, gli insulti É avvenuta attorno alle sei del mattino sull’Intercity Notte 774 che collega Roma Termini alla stazione centrale di Trieste. Era il 21 maggio dello scorso anno. Al controllo dei biglietti A.S., 46 anni, residente a Mirandola, nel modenese, ha candidamente ammesso di essere sprovvisto del titolo di viaggio. La capotreno, una 44enne di origini rodigine, con residenza a Bologna, non ha potuto fare altro che elevare la multa al viaggiatore. Avvisandolo che alla prima fermata avrebbe dovuto abbandonare il convoglio. A.S. avrebbe subito manifestato tutta la sua contrarietà a scendere dal treno. A quel punto la dipendente di Trenitalia ha pensato bene di avvisare i poliziotti della Polfer in servizio alla stazione di Monselice. E quando l’ICN 774 ha fatto scalo nella Bassa gli agenti sono saliti sul convoglio per convincere l’uomo a scendere. Non c’è però stato verso di convincerlo. Il quarantaseienne ha iniziato ad inveire contro la capotreno rivolgendole parole offensive: «Sei una p... di m... se vieni qua ti sputo in faccia, ci rivediamo presto anche oggi stesso, questa non è una minaccia, è una promessa, ti farò saltare in aria». All’insulto la donna ha risposto per le rime: «P... ci chiami tua madre». Alla fine, anche con l’aiuto dei poliziotti, il viaggiatore è stato convinto a prendere i suoi bagagli e abbandonare il treno. La capotreno ha sporto denuncia La capotreno non ha ritenuto di mettere una pietra sopra alla vicenda ed ha sporto denuncia alla Procura. Il viaggiatore sprovvisto di biglietto è finito sul registro degli indagati con l’accusa di minacce aggravate. Il sostituto procuratore Francesco Lazzeri non ha però ravvisato l’aggravante del reato contestato in quanto «le minacce non sarebbero state animate da una finalità oppositiva all’atto del pubblico ufficiale, del resto assistito dalla polizia giudiziaria, bensì da un mero istinto di aggressività in funzione reattiva». Per la Procura non sussisterebbero quindi gli estremi dei reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Si sarebbe trattato in altre parole di semplici minacce verbali per le quali ricorre l’ipotesi di particolare tenuità dell’offesa. Da qui la richiesta di archiviazione del procedimento. «Minacce di morte» La capotreno, assistita dall’avvocato Pierilario Troccolo, ha impugnato le conclusioni della Procura ribadendo di essere stata vittima di «minacce di morte circostanziate e reiterate» nell’ambito di «una condotta minatoria non meramente reattiva, ma strumentale ad intimidire la persona offesa nello svolgimento di un atto dovuto, secondo uno schema di aggressività che non risponde ad un impulso momentaneo, ma a una volontà di prevaricare il legittimo esercizio di funzioni pubbliche». L’ultima parola spetta ora al giudice per le indagini preliminari che ha fissato per il 21 settembre prossimo l’udienza di opposizione all’archiviazione.