il commentoSegui Domani su Google05 settembre 2026 • 21:16Vogliono costruirsi un’esistenza dignitosa e libera, indipendente da costrizioni. Sappiamo nulla dei giovani migranti che si affollano ai nostri confini e nulla vogliamo sapere, altrimenti non riusciremmo a considerarli estranei ai “nostri valori”.Raccontiamo i migranti che rischiano la vita in mare per raggiungere l’Europa come “disperati” ritenendo che solo la disperazione possa spingerli a quell’azzardo. E se si tratta di donne, immaginiamo le “disperate” predisposte dalla propria cultura ad accettare prepotenze maschili, ferocie patriarcali, lavori che le italiane evitano – mute, rassegnate all’inevitabile. Poi accade che il Guardian metta insieme i racconti resi a vari giornali da 29 ragazzine arrivate a nuoto nel territorio spagnoloGuido RampoldiScrittore e giornalista. Dal 1987 al 2011 ha seguito tutti i più importanti eventi di politica estera, prima per "La Stampa" e poi per "La Repubblica". Inviato speciale, editorialista e war-correspondent, ha vinto alcuni tra i maggiori premi di giornalismo, tra i quali il Barzini e il Mad David. Laureato in Filosofia, ha pubblicato saggi sullo sterminio come pratica ‘politica’ dal dopoguerra ad oggi (L'innocenza del Male, Laterza 2004) e sull'uso politico degli idrocarburi nel mondo contemporaneo (I giacimenti del potere, Mondadori 2006). Un suo romanzo ambientato in Afghanistan (La mendicante azzurra, Feltrinelli 2008) ha vinto il Premio Bagutta opera prima. Il suo successivo romanzo (L'acrobata funesto, Feltrinelli 2012) è stato letto come una satira del giornalismo corrente.
I sogni di chi migra. Non chiamateli mai più disperati
Vogliono costruirsi un’esistenza dignitosa e libera, indipendente da costrizioni. Sappiamo nulla dei giovani migranti che si affollano ai nostri confini e nulla vogliamo sapere, altrimenti non riusciremmo a considerarli estranei ai “nostri valori”.










