Sarà per la tensione ideale, in fondo ogni socialista, comunista o democratico, come si dice adesso, è nato rivoluzionario, e a vent’anni ha sognato di cambiare il mondo. Sarà per la sete di giustizia che l’idea stessa di sinistra si porta dentro, come un marchio d’origine. Sarà che la giustizia democratica al contrario di quella dei preti è di questo mondo, e quindi va realizzata qui, e se possibile ora, e che la giustizia si fa più fatica a barattarla rispetto agli interessi, un po’ io e un po’ te. Sarà per tutto questo che la storia della sinistra italiana (e, a consolazione dei compagni di casa nostra, anche di quella europea) è costellata di divisioni e segnala da sempre una difficoltà a stare insieme per un lungo periodo, difficoltà che nel giorno in cui la premier Giorgia Meloni festeggia il record di durata del suo governo risalta ancora di più. Una tendenza più che centenaria, per rimanere in tema diremmo “stabile”, che un po’ consola (non è colpa di questi dirigenti) un po’ interroga (ce la faremo finalmente a metterci d’accordo?) un po’ sconforta (se non sono riusciti a trovare una sintesi Filippo Turati e Antonio Gramsci dall’alto della loro sapienza, come potranno farlo Giuseppe Conte, Elly Schlein e Nicola Fratoianni?).