Sono passati 70 anni dalla Crisi di Suez del 1956 che portò Francia, Regno Unito e Israele ad attaccare l’Egitto che aveva nazionalizzato il Canale. A distanza di così tanto tempo, quest’ultimo è ancora saldamente al centro della geopolitica globale e la Cina ne ha ben chiara in mente la rilevanza. Si è infatti appena concluso un viaggio a suo modo storico, il primo da dieci anni a questa parte, del presidente Xi Jinping a Il Cairo, accolto senza risparmio di sfarzo dall’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi.
La tre giorni in terra nordafricana è servita innanzitutto al leader del gigante asiatico per rinsaldare i rapporti politici e militari con un Paese fondamentale per la stabilità mediorientale. Ma il vero obiettivo di Xi sembra essere quello di consolidare la presa cinese sulla rotta logistica rappresentata dal Canale di Suez. Mai come in questo momento, i commerci globali sono resi complessi su due fronti. Il primo, quello geografico: basti pensare al caos generato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il secondo, quello politico: le continue guerre commerciali dichiarate dal presidente statunitense Donald Trump stanno generando continua insicurezza. Una situazione, quest’ultima, che rappresenta il vero fumo negli occhi per l’amministrazione cinese, abituata a ragionare sul lungo periodo e sulla base di programmi definiti nel dettaglio.











