ROMA – Un rapporto di Human Rights Watch (HRW) dal titolo «Viviamo di tempo preso in prestito: la repressione della società civile in Tunisia», denuncia l'intensificarsi, dal 2024, delle misure repressive adottate dalle autorità contro cittadini e organizzazioni critiche nei confronti del governo. Il risultato è un progressivo smantellamento dello spazio civico nato dopo la rivoluzione del 2011. La Tunisia è parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, strumenti che tutelano, tra gli altri, la libertà di associazione, di riunione e di espressione, il diritto a non essere sottoposti ad arresti o detenzioni arbitrarie e il diritto a un giusto processo.
La repressione. Si è intensificata dal 2022, quando il presidente Kais Saied ha iniziato a descrivere la società civile e le organizzazioni non governative come una minaccia alla sovranità nazionale. Tra maggio e dicembre 2024 le autorità hanno arrestato diversi operatori impegnati nell'assistenza a rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Sono stati inoltre avviati procedimenti contro gruppi impegnati nella lotta al razzismo e alla discriminazione.Dal 2022 - scrive HRW - almeno 47 persone legate a organizzazioni non governative sono state portate in tribunale. Dieci di loro sono rimaste in custodia cautelare per oltre quattordici mesi, raggiungendo il periodo massimo previsto dalla legge tunisina. Per formulare le accuse, le autorità hanno fatto ricorso anche a norme che criminalizzano l'assistenza agli stranieri privi di regolare permesso di soggiorno, oltre che alla legislazione antiterrorismo e antiriciclaggio del 2015.








