Ho sempre creduto che il futuro della Calabria passi dalla capacità di riconoscere e mettere in relazione le sue grandi vocazioni: il turismo, il mare, i porti, la logistica, l’agricoltura, la straordinaria posizione geografica nel Mediterraneo. A queste leve di sviluppo, sulle quali occorre continuare a investire con convinzione, ne aggiungerei una che non è meno importante e che, paradossalmente, scorre da millenni davanti ai nostri occhi. È il nostro petrolio bianco. Si chiama acqua. La Calabria non deve cercarlo nelle profondità del mare né estrarlo attraverso gigantesche piattaforme. È custodito nelle montagne, nelle falde sotterranee, nelle sorgenti, nei fiumi e nelle fiumare. Affiora tra le rocce, attraversa i boschi, alimenta ecosistemi, raggiunge le campagne e infine incontra lo Ionio e il Tirreno.Ma proprio qui emerge uno dei grandi paradossi calabresi: possedere una straordinaria ricchezza idrica naturale e non essere ancora riusciti a trasformarla, ovunque e stabilmente, in una disponibilità regolare dell’acqua secondo quelle condizioni di civiltà e dignità che ogni cittadino ha diritto di attendersi.Nel XXI secolo l’acqua non può essere percepita come una concessione della fortuna. Aprire un rubinetto e trovare acqua disponibile, sicura e in quantità adeguata dovrebbe rappresentare la normalità in ogni comune, dal più grande centro urbano al più piccolo paese dell’entroterra. Non è soltanto un problema tecnico. È una questione ambientale, sociale e amministrativa e, prima ancora, una questione di dignità. La Calabria possiede un sistema idrico naturale straordinariamente articolato. Già nella prima metà del Novecento lo Stato comprese l’importanza di conoscerlo. Una grande attività di ricognizione scientifica, avviata negli anni Trenta, confluì nella storica pubblicazione “Le Sorgenti Italiane – Calabria”, curata dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici. Tecnici, geologi e studiosi percorsero territori allora difficilissimi da raggiungere, censendo e descrivendo un patrimonio diffuso tra Pollino, Sila, Serre e Aspromonte.