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Il record? C’è un record nel record. Il suo sale. Ma per sentirlo vanno messe da banda la retorica, la festa, l'esaltazione. Va considerato il carattere del tempo che non ha risparmiato niente né all'Italia né a Giorgia Meloni. La stabilità di governo, i 1413 giorni di lavoro, non è stata ottenuta secondo la democristiana massima di Andreotti "meglio tirare a campare che tirare le cuoia" ma governando eventi e tempi avversi che possiamo evidenziare con tre fatti principali: guerre, conti pubblici disastrosi, opposizione demagogica. La stabilità di governo non è stata un fine ma un mezzo il cui obiettivo, lo si voglia riconoscere o no (ed è chiaro che non verrà riconosciuto mai dal cortile di casa) è sempre stato l'interesse nazionale. Se oggi Giorgia Meloni è riconosciuta sul piano internazionale come un leader politico autorevole è perché ha saputo inserire l'Italia nel concerto euro-atlantico considerando proprio il valore del mondo delle democrazie liberali. Naturalmente, l'opposizione interna parla di "fallimento". Ma non deve stupire e, al contrario, bisogna sapere che proprio la critica anti-nazionale della più scriteriata sinistra che c'è al mondo è il segno provato del giudizio e del risultato del governo Meloni. La critica, anche la critica immotivata, c'è sempre stata e, tutto sommato, è persino giusto che ci sia. Ci sarà sempre chi con il ditino alzato farà il professore e darà lezioni al mondo che delle sue lezioni non sa che farsene perché, come sanno i sassi ma non i docenti della sinistra, le lezioni si prendono e non si danno. Dovrebbe essere abbastanza noto che coloro che vogliono il meglio e la perfezione sono nemici del bene.