La serata di Marassi ha consegnato al campionato una verità che supera la contingenza della classifica: il Como di Cesc Fàbregas è una squadra solida, matura e pienamente consapevole dei propri mezzi.

Il perentorio 4-1 con cui i lariani hanno espugnato lo stadio Luigi Ferraris non è soltanto una larga affermazione, ma il manifesto tattico di un’idea di calcio che non arretra davanti alle difficoltà. Andare sotto in trasferta, in una bolgia che il tecnico spagnolo aveva saggiamente paragonato alla “Bombonera”, avrebbe mandato in crisi molte formazioni. I comaschi, invece, hanno risposto con freddezza, qualità e impeccabile organizzazione. L’avvio aveva premiato il Genoa di Daniele De Rossi, impostato con un dinamico 3-4-1-2 pensato per sporcare le trame avversarie e valorizzare la fisicità dei suoi interpreti.

Il vantaggio rossoblù firmato da Osmajic — servito da Colombo dopo un preciso lancio di Baldanzi — ha acceso l’entusiasmo del pubblico. Era il momento ideale per testare la tenuta mentale della formazione lombarda. La risposta è stata disarmante per naturalezza: niente frenesia, nessun nervosismo. Gli uomini di Fàbregas hanno alzato il baricentro, tenuto corte le distanze con Perrone e Da Cunha in mezzo e iniziato a tessere gioco negli spazi intermedi, imponendosi attraverso la tecnica dei propri trequartisti. La rimonta è maturata in un quarto d’ora d’autore che ha ribaltato punteggio e inerzia del match. A innescarla, il destro chirurgico dalla distanza di Martin Baturina, gol di peso specifico enorme che ha ristabilito l’equilibrio e sgonfiato la pressione genoana.