Nelle piazze e nei centri storici va in scena lo spettacolo delle manifestazioni che prendono spunto dalla tradizione di popolo e si intrecciano con il calendario liturgico. Lo storico Duccio Balestracci: "Feste e riti pensati per decomprimere e addomesticare le energie"
Giochi di popolo che fermano le città. Cavalli e cavalieri che sfilano nelle strade dei centri storici con calzamaglie, reti metalliche, abiti drappeggiati. In piena estate, in nome di una tradizione e di una bandiera, si torna ritualmente a essere fantini, giostratori, calcianti, con tamburi e bandiere in mezzo a cortei. A Siena si corre il Palio, ad Arezzo i cavalieri dei quattro quartieri puntano la lancia contro il Buratto, a Firenze ventisette uomini contro ventisette si affrontano sul sabbione di piazza Santa Croce. E molto, molto altro in lungo e in largo per lo Stivale.
Di manifestazioni e rievocazioni storiche, la Toscana ha una concentrazione particolare. Lo storico Duccio Balestracci la riconduce all’eredità tenace degli antichi municipalismi: identità cittadine sedimentate per secoli, appartenenze vivissime. Il quartiere, la bandiera, il colore. Con una precisazione: «Nessuna di queste è una rievocazione. Non erano battaglie, erano giochi».









