{mfimage} Se non avesse corso sui circuiti di Formula 1 probabilmente avrebbe sgambettato dietro a un pallone allo stadio Renato Dall’Ara di Bologna, sognando di ripetere le imprese del suo idolo Leo Messi.
Ma il destino, assieme al suo nome, ci ha messo lo zampino permettendo ad Andrea Kimi Antonelli di diventare uno dei piloti più talentuosi (e più giovani) di sempre e di collezionare record e traguardi in un’ascesa, ovviamente, velocissima.
E tutto ad appena vent’anni, festeggiati una manciata di giorni fa in un parco acquatico, come si conviene a un ragazzo della sua età che, al netto dei successi, non si è montato la testa e che attribuisce gran parte del merito alla sua famiglia che lo sostiene da sempre.
Se al padre Marco, ex pilota e fondatore di un team automobilistico, va infatti la responsabilità di averlo cresciuto a pane e motori, alla madre Veronica va quella di avergli insegnato a coltivare una disciplina rigorosa fatta anche di sacrifici e di rispetto dei valori.
La stessa disciplina che gli ha permesso di completare gli studi superiori nonostante le sirene dei motori e di prendere sia la maturità che la patente “tradizionale”.







