Se fosse per loro, eviterebbero le celebrazioni. Ma non si può: Festivaletteratura compie 30 anni. E ai brindisi non sfugge. Perché la sfida lanciata tre decadi fa da un cantiere di intelligenze con la passione per i libri ha inaugurato un modello culturale, sociale, economico replicato in una miriade di rassegne, in Italia e all’estero. E perché Festivaletteratura è ben più che una comunità: un arcipelago di lettori e di lettrici, di scrittrici e di autori, di volontari, editori, ma anche scienziati, artisti, musicisti per i quali settembre evoca una cosa sola: Mantova (quest’anno dal 9 al 13). E un appuntamento con reading, incontri, spettacoli, tra le sue piazze, i teatri, i palazzi.Laura Baccaglioni, Carla Bernini, Annarosa Buttarelli, Francesco Caprini, Marzia Corraini, Luca Nicolini, Paolo Polettini, Gianni Tonelli: eccolo il dream team che ha dato vita al Festival, amici di lunga data, professionisti dell’arte e della scrittura, architetti, galleristi, librai, editori. Grazie alla loro intuizione, le presentazioni dei libri sono diventati eventi di massa. Autori e autrici mai sentiti prima si sono rivelati scommesse vincenti. Scrittrici e autori internazionali sono approdati in Italia, acclamati come rockstar. Come rievocano Carla Bernini Nicolini, Marzia Corraini e Simonetta Bitasi, sin dall’inizio tra i fondatori.Trent’anni di gioie, sacrifici, soddisfazioni. E un impatto inevitabile sulle vostre vite. Cosa significa avere trent’anni?Carla Bernini: «Effettivamente questi anni hanno inciso in modo profondo sulle nostre vite. Io da libraia ero abituata a stare in mezzo ai libri. Sono le relazioni che abbiamo costruito la cosa più importante».Simonetta Bitasi: «Il festival ha decisamente condizionato la vita privata: impossibile andare in ferie d’estate. Ci ha dato riconoscibilità: le persone ci fermano per strada, oggi mi hanno interrotta mentre nuotavo per sapere su cosa stiamo lavorando».Avete raccontato tante volte quel viaggio che vi ha ispirato, ad Hay-on-Wye, in Galles, regno delle librerie, con un festival da oltre cinquant’anni. Ma qual è stato il momento in cui avete pensato: si può fare ?Marzia Corraini: «Abbiamo visto tanti festival prima di dare vita al nostro, in diverse parti del mondo. Mi colpivano le file immense di lettori che andavano a conoscere il loro autore. Da noi non accadeva. L’altra idea era quella di usare la città non come palcoscenico, ma come contenuto. Due sono i momenti in cui è scattata la consapevolezza che stavamo riuscendo nella nostra impresa: la sera in cui ci siamo presentati in piazza Leon Battista Alberti, raccontando il progetto: è venuta la città intera; abbiamo sentito stima e sostegno. E quando, dalla finestra di quella che era la sede del festival, vicino a Piazza delle Erbe, i ragazzi mi hanno urlato che stavano arrivando le prenotazioni. Io ero giù in strada e mi sono resa conto che stava accadendo una cosa meravigliosa: gente disposta a prenotare e a pagare per partecipare a un incontro letterario. Mettere un biglietto era un rischio, ma volevamo gente davvero interessata».Da allora a oggi: cos’è cambiato, cosa è rimasto identico?Bernini: «A questa domanda risponde il podcast “In Trent’anni”, un lavoro che ricostruisce i cambiamenti nel tempo non solo del festival ma del canone letterario, attraverso gli incontri, le voci, le persone che abbiamo tirato dentro. La continuità è nella cura messa nel preparare gli incontri».Corraini: «Il primo festival e questo sono completamente diversi, anche come intenzione e prospettiva. Nel tempo, senza che la gente se ne accorgesse, abbiamo cambiato tutto. Sì, ci sono ancora gli incontri autore-pubblico, ma sono diversi. Già gli autori qui fanno cose diverse che altrove. La città ha un ruolo decisivo. In più c’è un enorme lavoro di produzione. E questo è ciò che determina la magia: non è un festival come gli altri perché è il risultato di ciò che chiede il pubblico, delle intuizioni degli scrittori e delle relazioni che si creano. Di tutto questo insieme: a Mantova non c’è mai stato un direttore artistico».Bernini: «Una cosa che non è cambiata è la nostra autonomia, salvaguardata anche con fatica. Perché negli anni abbiamo sviluppato rapporti di amicizia con scrittori che vorrebbero essere sempre qua o con editori che vorrebbero avere più spazio. Ma questa indipendenza non è cambiata».
Festivaletteratura, l'importanza di avere trent'anni
Torna a Mantova la grande festa del libro. Marzia Corraini, Carla Bernini, Simonetta Bitasi, tra le fondatrici, rievocano la storia di un festival che è diventa








