La Cina sta ricostruendo la sua presenza in Libia attraverso canali diplomatici, finanziari e commerciali, riaprendo l’ambasciata a Tripoli e collegando le banche libiche al sistema di pagamento cinese. Sebbene Pechino mantenga una posizione neutrale tra le fazioni libiche, la sua crescente influenza economica potrebbe rappresentare una sfida per l’Italia, che deve assicurarsi di mantenere la propria rilevanza nel Paese
Pechino sta ricostruendo in Libia una presenza che aveva lasciato decadere per oltre un decennio, e lo sta facendo su più registri contemporaneamente — diplomatico, finanziario, commerciale — piuttosto che attraverso il singolo gesto visibile, una concessione portuale o un’impronta militare, che segnalerebbe in modo più immediato un rinnovato interesse strategico. È proprio questa sovrapposizione di livelli a essere significativa. Nessun passaggio preso singolarmente rappresenta una rottura con la consueta cautela cinese nel Nord Africa; messi in fila, descrivono però il tentativo di ricostruire i canali attraverso cui una relazione con Tripoli possa effettivamente funzionare, dopo anni in cui i rapporti formali sono sopravvissuti sulla carta mentre si atrofizzavano nella pratica.






