Dalla plastica che inquina l'acqua allo strumento che contribuisce a pulirla. I ricercatori dell'Istituto di Scienza dei Materiali di Madrid (ICMM) del CSIC hanno sviluppato nanoparticelle di ossido di ferro a forma di fiore, capaci di catturare nanoplastiche, frammenti mille volte più piccoli di una microplastica, provenienti dal PET, uno dei materiali più comuni per bottiglie, imballaggi e abbigliamento in poliestere. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Chemical Engineering Journal.
Il segreto sta nella forma. "L'ossido di ferro è un materiale magnetico che permette di intrappolare molti contaminanti contemporaneamente. Inoltre, la sua struttura a nanofiori fa sì che le particelle abbiano diversi nuclei che cooperano per migliorare le loro proprietà magnetiche", spiega Álvaro Gallo-Córdova, ricercatore dell'ICMM-CSIC e uno degli autori principali dello studio, insieme a Rafael Herrera-Aquino e María del Puerto Morales.
Non è la prima volta che queste particelle dimostrano la loro utilità: nel 2024 erano già riuscite a estrarre e degradare microplastiche, tra 0,001 e 5 millimetri, provenienti da prodotti cosmetici. Ora il salto è di scala. Le nanoplastiche misurano un miliardesimo di metro, mille volte meno di quelle microplastiche.







