Le storie di donne sopravvissute ai maltrattamenti sbarcano al Festival del Cinema per dare un volto e una voce alla rinascita, dimostrando come la condivisione e la denuncia siano i primi passi per uscire dall'ombra
C’è una forma di violenza che non lascia lividi sulla pelle, ma riesce a consumare la libertà di una persona un giorno alla volta. Si insinua nei gesti quotidiani, dentro un commento all’apparenza innocuo, nel controllo impercettibile di un telefono, nell’autonomia economica ridotta a zero. È la violenza psicologica, un meccanismo difficile da decifrare per chi lo vive dall’interno, tanto da essere troppo spesso riconosciuto quando i danni emotivi sono già profondi. Per accendere i riflettori su questo fenomeno, l’associazione Wall of dolls ha portato alla Mostra del Cinema di Venezia il suo decimo lavoro di sensibilizzazione: il docufilm intitolato “La violenza invisibile”.
La violenza invisibile, il docu di Wall of dolls a Venezia
La presentazione, avvenuta negli spazi dell’Hotel Excelsior al Lido, ha trasformato la vetrina del festival in un momento di riflessione collettiva su tutte quelle trappole emotive che precedono o accompagnano la prevaricazione fisica. Il racconto del documentario prende forma attraverso le voci di chi ha attraversato queste dinamiche e ne è uscito. Sullo schermo e durante l’incontro si sono incrociate le storie di donne sopravvissute a gravi maltrattamenti.












