Finita in cenere parte della struttura, la grande paura è che possano diventare pericolanti anche i posti di lavoro. Così dopo l'incendio di martedì scorso del Conca d'Oro politica e sindacati stanno facendo quadrato intorno a chi dentro il centro commerciale ci lavora. Con due parole, «continuità occupazionale», ripetute a ogni comunicato e ogni dichiarazione, che testimoniano l'intenzione di non lasciare che con il rogo vadano a fuoco anche i posti di lavoro.
La grandezza della potenziale bomba sociale è descritta dai numeri, 1.200 persone impiegate nei negozi del centro commerciale, altre 300 dell'indotto. Persone e famiglie che senza il Conca d'oro rimarrebbero da subito senza uno stipendio. Qualcuno, soprattutto chi lavora in catene commerciali con altri punti vendita, è stato spostato altrove, ma sono comunque centinaia quelli che rischiano di doversi fermare. In loro difesa è arrivata una nota che i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno inviato alla dirigenza del centro commerciale. Le organizzazioni sindacali chiedono «informazioni dettagliate e ufficiali» sulla struttura danneggiata e di sapere se possa essere presa in considerazione la possibilità di riaprire parzialmente il centro, «limitatamente alle aree non interessate dall’incendio», così da ridurre l'impatto sull'occupazione. I sindacati hanno chiesto inoltre un incontro con la direzione









