Trasloco forzato per i residenti, ricollocati in altri alloggi. L’operazione di polizia, carabinieri e municipaleRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguicidi Teresa Scarcella
La signora Maria piange. Su una seggiolina davanti casa, guarda quel viavai di polizia, carabinieri e servizi sociali nel suo giardino, si asciuga le lacrime che le rigano un viso già segnato dall’età. Ha 60 anni. E’ stata una delle prima a entrare in una delle casine di via della Chimera e una delle ultime a uscire: "Ho vissuto qui per 30 anni, ci sono invecchiata e i miei figli ci sono cresciuti. Non è giusto che per colpa di alcune persone si paghi anche noi le conseguenze". La ‘colpa’ cui si riferisce è quella di aver trasformato il piccolo villaggio costruito nel ’98, in una discarica a cielo aperto.
Una problematica sociale e sanitaria che dopo anni di polemiche politiche, ha portato alla svolta di ieri, con lo sgombero del villaggio. Muri di rifiuti quasi nascondono le sei villette dagli occhi della strada. Materiale accatastato nel tempo che funge quasi da portone di ingresso, al cui però non si bussa. Sono la prima cosa che si vedono ed è ciò che rimane dopo il trasloco ’forzato’ dei residenti. Sedici persone in tutto, tra cui anche molti bambini. Il più piccolo ha solo 4 mesi, dorme ignaro sotto gli sguardi estranei. Quelli un po’ più grandi, invece, aiutano i genitori a fare le valigie, si muovono tra le montagne di rifiuti con destrezza, sanno esattamente dove metter piede, le conoscono bene, danno l’impressione di poterle attraversarle a occhi chiusi.







