Lavoro in frenata nelle Marche e Fermano fanalino di coda. È questa la sintesi del terzo report sul mismatch – la differenza – tra domanda e offerta di lavoro, realizzato da Cnel, Unioncamere, Istat e Ministero del Lavoro, per il primo semestre del 2026. Le imprese italiane prevedono 2,869 milioni di assunzioni, il 2,4% in meno sul 2025, e anche il nostro territorio segue la tendenza negativa.
Guardando le entrate previste Provincia per Provincia, Ancona guida la classifica regionale con 24.000 assunzioni programmate, seguita da Pesaro-Urbino (18.000), Macerata (15.000) e Ascoli Piceno (11.000). Fermo chiude la fila con appena 7.000 entrate previste. Il dato è coerente con le minori dimensioni demografiche del territorio; ma anche rapportando le assunzioni alla popolazione in età lavorativa il quadro non cambia, e il nostro territorio resta l’area con la minore propensione ad assumere in Regione. Fermo, infatti, registra 6,8 entrate ogni 100 residenti tra i 15 e i 64 anni, contro l’8,8% di Ascoli Piceno e oltre l’8% nelle altre Province marchigiane.
Il report non analizza, per ogni territorio, i dati relativi ai singoli settori, ma ci permette di comprendere, a livello nazionale, l’andamento di quei comparti storicamente fondamentali per l’economia fermana. Le industrie tessili, di abbigliamento, cuoio e calzature perdono il 3,3% di entrate sull’anno passato, e hanno una difficoltà di reperimento del personale che sfiora il 55%. Ancora più critiche le industrie del legno e del mobile, con un calo del 9,5% delle assunzioni e una difficoltà di reperimento al 59,6%, tra le più alte in assoluto insieme alle costruzioni (59,8%, con tempi medi di ricerca di 6,2 mesi).







