Roma, 4 settembre 2026 – Occhio per occhio, dente per dente. Può sembrare strano che un’espressione simile possa essere applicata alla cultura, ma è quello che sta succedendo fra Germania e Russia. Ieri il Cremlino ha dato ordine di chiudere tutti i Goethe-Institut sul territorio nazionale in risposta alla chiusura della Russkij Dom a Berlino. La Germania ha voluto mandare un messaggio concreto dopo che il drone rinvenuto all’aeroporto di Lipsia è stato ufficialmente attribuito alla Russia.

Perché colpire la cultura?

Ma perché colpire la cultura? Perché è anche attraverso questa che Mosca fa politica e rafforza la sua influenza. L’Italia ne sa qualcosa, soprattutto da quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Il dibattito si è acceso già nelle prime settimane di guerra, quando l’Università Bicocca di Milano sospese un ciclo di lezioni su Dostoevskij affidato allo scrittore e slavista Paolo Nori, decisione poi revocata. Lo stesso Nori è stato travolto dalle polemiche sui social per essersi fatto ritrarre sorridente a Mosca, esaltando il suono delle sue campane, mentre in Ucraina venivano trucidati civili.

Tra i casi più discussi vi è stato quello del direttore d’orchestra Valerij Gergiev, vera e propria colonna della cultura di regime e vicino al presidente Putin. Invitato a dirigere un concerto alla Reggia di Caserta nell’estate del 2025, Gergiev è stato al centro di una mobilitazione che ha coinvolto esponenti politici, associazioni ucraine e personalità della cultura internazionale; il concerto è stato infine annullato, provocando la dura reazione di Mosca, che ha accusato l’Italia di discriminazione e di essersi piegata alla pressione anti-russa.