Una delle ultime, disperate, grida d'aiuto. La terra brucia, ancora. Lo dimostrano il caldo anomalo dell'ultima estate, gli eventi climatici estremi come quello che ha messo in ginocchio Nepal e Tibet, i ghiacciai che non riescono più a farci da scudo - almeno parziale - contro il surriscaldamento globale. Risuona forte l'allarme lanciato dall'ultimo report sul clima del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente secondo cui è inevitabile ormai l'innalzamento di 1,5 gradi di riscaldamento rispetto ai livelli pre-industriali (un limite fissato dall'Accordo di Parigi nel 2015, che invece si proponeva di fare di tutto proprio per non raggiungerlo). Sul tema è intervenuto anche il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres che ha parlato di come il fenomeno El Niño - legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico tropicale, in particolare al largo delle coste del Sud America - stia facendo precipitare il pianeta in una "zona di pericolo". "El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme", ha affermato. L'agenzia Onu per il clima stima che El Niño è destinato a diventare "molto intenso" ed è quasi certo che persisterà fino a febbraio."El Niño ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo", ha affermato Celeste Saulo, Segretaria Generale dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) delle Nazioni Unite, citata dal Guardina. "Stiamo già assistendo a sconvolgimenti e devastazioni causati da siccità e inondazioni e prevediamo che questi impatti aumentino con l'intensificarsi di El Niño". Che, stima il Guardian, sarà probabilmente il più intenso degli ultimi mille anni e aggiungerà ulteriore calore a un'atmosfera in cui le temperature stanno già aumentando rapidamente. Questa combinazione fa sì che il 2027 sia destinato a diventare l'anno più caldo mai registrato. L'aumento del calore causato da El Niño sta già avendo ripercussioni, dall'aggravarsi degli incendi boschivi in Indonesia all'indebolimento delle fondamentali piogge monsoniche in India. Gli effetti si estenderanno a livello globale, da un maggiore rischio di incendi in Australia a inondazioni più intense in Sudamerica. D'altro canto, il Programma Alimentare Mondiale ha affermato ad agosto che El Niño rischia di spingere circa 50 milioni di persone in una situazione di fame acuta. Un quadro confermato anche dalla Fao, nell'ultima edizione del rapporto "The impact of disasters on agriculture and food security", pubblicata a novembre 2025 e relativa al periodo 1991-2023. I disastri climatici hanno causato perdite agricole e ittiche globali per 3,26 trilioni di dollari, una media di 99 miliardi l'anno, pari a circa il 4% del Pil agricolo mondiale. Tradotto in cibo, significa 4,6 miliardi di tonnellate di cereali, 2,8 miliardi di tonnellate di frutta e verdura e 900 milioni di tonnellate di carne e latticini andati distrutti. L'equivalente del 13-16% del fabbisogno energetico giornaliero dell'intera popolazione mondiale. È l'Africa a pagare il prezzo più alto in proporzione: pur con perdite assolute più contenute (611 miliardi), il continente vede bruciato il 7,4% del proprio PIL agricolo. E nemmeno gli oceani vengono risparmiati: le sole ondate di calore marine hanno provocato danni per 6,6 miliardi di dollari tra il 1985 e il 2022, colpendo il 15% della pesca mondiale.
"Il pianeta è in grave pericolo", il monito di Antonio Guterres alle Nazioni Unite
Il segretario generale dell'Onu ha parlato della situazione drammatica in cui verte il pianeta terra, avvertendo che il fenomeno El Nino potrebbe farci precipit










