Otto colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, la vittima che scende dall’auto e cerca riparo mentre gli spari continuano, poi la fuga dell’indagato e tre giorni di irreperibilità. È questa la sequenza che, secondo il gip Rossella Maiorana, emerge dalle immagini di videosorveglianza e dagli altri elementi raccolti dalla Squadra Mobile nell’inchiesta sulla sparatoria del 28 agosto a Vibo Valentia.

Per il giudice, allo stato delle indagini, non regge la tesi dell’intimidazione sostenuta dalla difesa di Antonio Manco durante l’interrogatorio. Nell’ordinanza con cui ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere, il gip mette al centro soprattutto la direzione dei colpi, il numero degli spari e la dinamica registrata dalle telecamere: elementi che, nella valutazione cautelare, sostengono l’ipotesi di tentato omicidio ai danni di Gabriele Ionadi.

Il video al centro dell’ordinanza

Il cuore del provvedimento è rappresentato dalle immagini di videosorveglianza acquisite dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Vibo che in tempo lampo hanno individuato il presunto autore degli spari. Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, alle 9.10 circa del 28 agosto Ionadi sale a bordo della propria auto. Poco dopo, un uomo si avvicina rapidamente e comincia a sparare. Il sistema, dotato anche di audio, consente di percepire otto colpi d’arma da fuoco. La vittima scende dal veicolo e tenta di ripararsi dietro l’auto. Ed è proprio in questa fase che, secondo il Gip, la sequenza assume un valore decisivo: quando Ionadi torna visibile lateralmente, gli spari proseguono. Il giudice descrive così una dinamica nella quale l’azione non si esaurirebbe nei primi colpi esplosi contro l’auto, ma proseguirebbe mentre la vittima cerca di allontanarsi.