L'Estonia ha versato decine di milioni di euro a una azienda italo-indiana per una fornitura di munizioni da inviare all'Ucraina, ma in cambio avrebbe avuto solo promesse, mesi di ritardi e alla fine solo una parte dei proiettili di scarsa qualità, 'inutilizzabili': "Non avevano mai venduto una munizione prima di allora", punta il dito la stampa di Tallinn. Il caso ha travolto il ministro della Difesa Hanno Pevkur, che è stato costretto a rassegnare le dimissioni. "Il ministro non si occupa di contare calzini e munizioni - ha detto - ma ritengo opportuno assumermi la responsabilità politica dell'intero settore della Difesa". Per poi definirsi, alla tv pubblica, "un parafulmine". Un terremoto, dunque, in uno dei paesi europei in cui la difesa è più che mai centrale, con il gigante russo alle frontiere.

La vicenda è stata portata alla luce dall'organo di controllo contabile del Paese baltico, ed è un complicato caso di appalti internazionali. Il denaro utilizzato nell'affare, per di più, arriva almeno in parte dal Fondo europeo Epf per il sostegno all'Ucraina, e ora a Bruxelles ci si interroga se l'Estonia dovrà restituire i fondi. Tallinn, a sua volta, è finita in tribunale con i fornitori inadempienti, e lo scandalo si potrebbe allargare anche ad altre due aziende di cui non è stato ancora fatto il nome. E' nota invece l'azienda la cui vicenda ha portato Pevkur alle dimissioni: si tratta della Datasel Srl, società della Spezia di proprietà dell'indiana Neco Defense Munition. Sebbene i siti di entrambe le società mostrino in catalogo pallottole e proiettili d'artiglieria, secondo le minuziose ricostruzioni dei media estoni le due società non avrebbero alcuna esperienza nel settore. Il fondatore italiano della Datasel (un ex manager dell'industria della difesa), contattato da Repubblica, ha spiegato di aver ceduto la proprietà agli indiani nel 2024, e di essere rimasto in qualità di collaboratore perché ancora titolare delle licenze per l'export. Sono gli indiani, afferma, ad aver gestito l'intero affare con Tallin.