Il decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153 ha prorogato il taglio dell’accisa sul gasolio: l’aliquota “è rideterminata, dal 27 agosto al 5 settembre 2026, nella misura di 532,90 euro per mille litri”, centoquaranta in meno dei 672,90 ordinari, che con l’Iva fanno i diciassette centesimi al litro. Sabato scade. È il tredicesimo intervento da marzo: da allora l’aliquota del gasolio è stata rideterminata con sette decreti-legge e sei decreti ministeriali.

La domanda che si fa di rado è chi abbia pagato. I decreti-legge attingono al bilancio dello Stato, i decreti ministeriali no: sono l’accisa mobile dell’articolo 1, commi 290-292, della legge n. 244 del 2007 e si autofinanziano con il maggior gettito Iva che il rincaro produce, cioè con denaro che gli automobilisti hanno già versato facendo il pieno. Due tecniche diverse, due tasche entrambe pubbliche.

Il decreto del 26 agosto cambia il finanziatore. L’articolo 2 è rubricato “Versamento anticipato di somme commisurate alle ritenute su utili deliberati da grandi gruppi energetici”: le controllanti residenti con “ricavi consolidati complessivi superiori a euro 20 miliardi” attive nella filiera del greggio, del gas o dell’elettricità versano in anticipo il “39 per cento” delle ritenute che sarebbero dovute se gli utili già deliberati fossero corrisposti nello stesso esercizio, “entro il 30 novembre di ogni anno” e “non è ammessa la compensazione”.