È morto Fabio Mussi. Nato a Piombino nel 1948 da una famiglia di operai, si è iscritto al Pci nel 1965 ed entrò giovanissimo nel Comitato centrale. Laureato alla Normale di Pisa, è stato tra le altre cose ministro dell’Università e della ricerca con Prodi premier (2006-2008), capogruppo dei deputati del Pds-Ulivo nel 1996 e poi nel 2001 vicepresidente della Camera dei deputati, ministro vice direttore di Rinascita e condirettore de L’Unità. Negli anni, è stato uno dei rari politici che affrontava i problemi dell’ecologia e del rapporto tra politica e natura, tra i primi a sinistra a spingere con forza per l'integrazione del pensiero ambientalista nella cultura di governo. Tra i tanti interventi, ecco quello nella assemblea nazionale a fine anni '80, quando disse che «l'ambiente non è un capitolo: è la lente con cui guardare il mondo»: «Dobbiamo fare una scelta di campo netta, culturale prima ancora che elettorale o di partito. Per troppi anni la politica ha considerato l’ambiente come una voce da aggiungere in fondo all’agenda, un "capitolo" da consultare solo quando le emergenze — i fiumi in piena, il veleno nei terreni, lo smog nelle città — ci costringevano a farlo.
Questo è stato un errore tragico. L’ambiente non è un capitolo di spesa o una delega da affidare a un ministero senza portafoglio: l’ambiente è la lente attraverso la quale dobbiamo rifondare l’idea stessa di sviluppo, di lavoro e di democrazia. Un modello di crescita che distrugge le sue stesse basi materiali — il suolo, l'aria, le riserve idriche, la salute dei cittadini — non è sviluppo, è soltanto una rapina ai danni delle generazioni future. Non si tratta di essere "contro l'industria" o "contro la modernità", ma di capire che non c’è alcuna modernità possibile entro un pianeta devastato. Se la politica non assume il limite ecologico come parametro fondamentale delle sue decisioni economiche e industriali, semplicemente smette di svolgere la sua funzione ed è destinata all'irrilevanza o alla complicità con il disastro. La sfida della riconversione ecologica non è un'utopia per anime belle. È la chiave di volta sociale per creare nuovo lavoro pulito, per risanare le nostre città, per restituire valore al territorio. Prima lo comprenderemo, prima smetteremo di sprecare il tempo prezioso che la natura non ci concederà all'infinito».










