Mentre i riflettori del circuito ATP e WTA illuminano i grandi campioni nei tornei dello Slam, nell’enorme economia del tennis professionistico si consuma una realtà ben diversa: una minaccia concreta, sistemica e insidiosa. Negli ultimi anni, infatti, il tennis è diventato uno degli sport maggiormente esposti agli interessi di organizzazioni criminali e mafiose, soprattutto per la manipolazione delle scommesse e il riciclaggio di denaro. Si stima un giro d’affari complessivo legato alle scommesse sul tennis—dagli Slam fino ai tornei ITF—di circa 26 miliardi di dollari. È questo contesto a spiegare perché il tennis attiri le mafie.
A differenza degli sport di squadra come il calcio, il tennis presenta vulnerabilità strutturali specifiche, che rendono più agevoli le infiltrazioni criminali. In un incontro, infatti, è sufficiente intervenire su uno o pochi elementi per alterare l’esito complessivo o, comunque, influenzare determinati snodi della gara. In molti casi non è necessario “truccare” il risultato finale: alle organizzazioni criminali può bastare che un tennista commetta un doppio fallo in un determinato game o perda un set specifico. In questo modo diminuisce la visibilità dell’anomalia e aumenta la probabilità che il match-fixing passi inosservato.












