“Salis, dove la vediamo nei prossimi mesi?”. “A Genova“. Silvia Salis chiude così, e diverse altre volte davanti ai suoi elettori e ai concittadini andati ad ascoltarla alla Festa dell’Unità, l’ennesima domanda su un possibile ruolo nazionale. Dopo poco più di un anno da sindaca, rivendica il lavoro e le complessità che la sua amministrazione è chiamata ad affrontare e promette di restare lì: “Niente candidatura alle primarie del centrosinistra“, delle quali continua a vedere più rischi che benefici, e nessuna disponibilità a contribuire in prima persona alla nascita dell’ennesima creatura politica di centro.
Sulle primarie è netta: diventano utili solo quando “accompagnano un percorso politico” senza creare divisioni. Discuterne a pochi mesi dalle elezioni nazionali, dice, è invece “un esercizio politico dannoso, divisivo, non utile e lontano dalle richieste che fa l’elettorato al centrosinistra”. La lezione che offre Genova è un’altra: “Stando uniti si vince, l’alternativa è perdere. Concentriamoci sulle proposte e su quello che ci unisce“. Una coalizione che in città tiene insieme Pd, Movimento 5 stelle, Avs, Azione e addirittura Italia viva, senza pretendere “di essere sempre d’accordo su tutto”.








