Brescia – Con la settima edizione di Afrobrix, il Centro Comboni di Brescia diventa da domani a domenica l’ombelico di un mondo che somma storie, ritmi e voci di quanti continuano a muoversi tra territorio e radici, arte e comunità.
Fabrizio Colombo, missionario comboniano, è responsabile artistico del progetto: “L’intenzione principale è dare voce all’afrodiscendenza, mettendo al centro tanto i migranti che i loro figli nati qua, oggi attivamente inseriti nei circuiti musicali, cinematografici e culturali delle nostre città – spiega padre Fabrizio – Tant’è che la missione di Afrobrix non si esaurisce nei tre giorni del festival, ma genera durante l’anno un’attività culturale che consente ai giovani d’incontrarsi, confrontarsi, fare musica, dare rilievo alle proprie opere. Insomma, un’esperienza di vita comune che annulla ogni tipo di discriminazione”.
Più facile a dirsi che a farsi.
“Purtroppo, in questi anni il clima nel nostro paese non è migliorato, anzi soprattutto a livello politico è peggiorato. Si respira un’aria fortemente divisiva e la diversità culturale, razziale o religiosa è vista con sospetto. Proprio per questo l’edizione 2026 di Afrobrix assume un valore politico cruciale: la multiculturalità non è nemica dell’italianità, ma la completa. E nello sport, nella musica e nella cultura questo è già un dato di fatto”.









