Le banche europee hanno imparato a emettere obbligazioni verdi. Molto meno a utilizzarle per finanziare ciò di cui la transizione energetica europea ha più bisogno. Dei capitali raccolti attraverso i green bond, circa il 70% viene destinato agli edifici green e appena il 20% alle energie rinnovabili. Ma quando si misura l’impatto climatico il rapporto si ribalta: le rinnovabili generano il 90% delle emissioni evitate, gli edifici appena il 3%.
È il paradosso che emerge dal nuovo rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, Ieefa, che ha esaminato le strategie delle 47 maggiori banche europee, con oltre 35 mila miliardi di euro di attivi totali.
Il mercato europeo dei green bond ha superato i 2.500 miliardi di dollari di emissioni cumulative. Nel 2025 e nel primo semestre 2026 gli istituti finanziari hanno rappresentato circa il 30% delle nuove emissioni. Eppure, tra le 47 maggiori banche europee, le obbligazioni verdi in circolazione valgono 240 miliardi di euro: appena il 5% della raccolta obbligazionaria di mercato e meno dell’1% dei loro 35 mila miliardi di attivi.
Il mercato è ormai maturo: 44 banche hanno adottato un framework verde, emesso obbligazioni e pubblicato rapporti sull’impiego dei capitali. Ma i volumi restano troppo contenuti per incidere realmente sulla composizione dei bilanci e orientare il credito verso gli investimenti decisivi per la transizione.






