Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiSigfrido Ranucci è un lavoratore subordinato alle dipendenze di una società per azioni, non un pubblico funzionario titolare di una funzione inamovibile. Basterebbe partire da questo dato, giuridicamente elementare, per riportare la vicenda di Report fuori dalla rappresentazione politica dentro la quale qualcuno vorrebbe confinarla. La Rai è certamente concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, è sottoposta a regole particolari e deve garantire pluralismo, indipendenza e qualità dell'informazione. Ma resta una S.p.A. dotata di propri organi societari, ai quali competono indirizzo, amministrazione e organizzazione aziendale. I giornalisti Rai, dal canto loro, sono lavoratori subordinati il cui rapporto è disciplinato dalle norme del diritto del lavoro, dal contratto giornalistico e dagli accordi integrativi. Non sono magistrati inamovibili, non sono titolari di un ufficio pubblico e, soprattutto, non acquisiscono per usucapione il programma al quale lavorano.

È questo il punto che sembra essersi perso nella discussione su Report. Il programma appartiene alla Rai, non alla sua redazione. Il marchio, il palinsesto, le strutture produttive, gli studi, le frequenze e le risorse economiche sono dell'azienda. E l'azienda, attraverso gli organi competenti, conserva il potere di stabilire chi dirige, chi conduce e chi viene assegnato alle diverse strutture, naturalmente nel rispetto della legge e dei contratti.