La cosa che più mi ha colpito delle notizie che arrivano dall’Iran sugli ultimi attacchi è che, mentre gli Stati Uniti bombardavano il Paese, a Kuhestak, nel sud, c’era un matrimonio. Persone riunite in una casa per festeggiare l’inizio di un futuro ancora tutto da scrivere. Famiglie insieme, bambini, parenti, amici, tutti lì a festeggiare cantando canzoni tradizionali che si tramandano da generazioni, indossando vestiti cuciti dalle proprie nonne con i ricami tradizionali.

Poi è arrivata una bomba statunitense.

Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, nell’attacco sono morte almeno cinque persone, tra cui un bambino di quattro anni, e più di sessanta sono rimaste ferite. Gli Stati Uniti sostengono di avere colpito obiettivi militari e non civili.

Un matrimonio bombardato.

In mezzo alla guerra, quelle persone stavano facendo una cosa semplicissima e umana. Si stavano riunendo per dirsi che, nonostante tutto, la vita continuava. Che c’era ancora un futuro da festeggiare, dei legami da celebrare, delle tradizioni da trasmettere.