Un gruppo di ricerca coreano ha affidato a un modello di machine learning la scelta di una resina fotopolimerizzabile capace di allungarsi oltre sei volte prima di rompersi, restando abbastanza fluida da poter essere stampata. Nature Communications ha pubblicato il lavoro, che riguarda la stampa 3D DLP, la tecnica che solidifica una vasca di resina liquida proiettandoci sopra motivi luminosi strato dopo strato. La formulazione indicata dal modello misura una viscosit� di circa 2500 mPa�s e un allungamento a rottura superiore al 600%, due numeri che nelle resine commerciali non stanno quasi mai insieme.

Il gruppo ha stampato con quella resina attuatori pneumatici, strutture cave che, messe in pressione, si gonfiano e si arricciano assumendo la curvatura di un dito. Montati insieme formano una mano robotica soffice che adatta la presa all'oggetto, dal mouse al cartone delle uova, dalla bottiglia di vetro scivolosa all'uovo crudo tenuto senza incrinare il guscio. La stessa mano solleva una bottiglia d'acqua da un litro senza perderla, e i componenti stampati hanno retto le prove di durata.

Il vincolo che tiene fuori le resine elastiche

Le resine commerciali per DLP nascono tarate sulla macchina, non sul materiale: viscosit� sotto i 5000 mPa�s, indurimento rapido, profondit� di cura sufficiente. Chi vuole prestazioni meccaniche alte deve ricorrere a oligomeri ad alto peso molecolare o ricchi di legami a idrogeno, come i poliuretano acrilati, che portano la viscosit� ben oltre quella soglia. Esistono sistemi di questo tipo che superano l'800% di allungamento, e proprio per la loro densit� restano fuori dalla finestra di lavoro delle stampanti.