Come articolatamente è stato pubblicato ieri su queste pagine, uno studio di economisti della Bce mette in evidenza che le enormi emissioni di titoli da parte di big tech americane potrebbero avere ripercussioni anche nell'Unione aumentando i costi di finanziamento di imprese e Stati.

Innanzitutto è bene far presente, non per svalorizzare il lavoro compiuto ma per dare la giusta paternità a un'analisi dalle possibili conseguenze molto delicate, che lo studio non è della Bce e non la impegna in quanto tale, ma di suoi funzionari, come si precisa nell'articolo citato, e impegna solo loro.

Del resto, se fosse la Bce in prima persona a rilevare il rischio rappresentato nell'analisi in questione, l'istituto dovrebbe agire tempestivamente anche se con i non molti strumenti a disposizione.

Il problema si ricollega a quello più generale con riferimento da un lato all'incipiente normativa europea sulle applicazioni dell'intelligenza artificiale, impiegata in particolare dalle big tech e dall'altro al ruolo che queste svolgono ed espandono in materia finanziaria fino a diventare intermediari-ombra e a porre le premesse per passare in futuro a un ruolo nel sistema dei pagamento tipico di una banca, sia pure sui generis.