Servirebbe Gino Bartali con il suo storico motto «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» per spiegare la crisi di un Toro che ha zero punti in campionato e sprofonda malamente anche in Coppa Italia, travolto dalle seconde linee del neopromosso Monza e alla fine contestato pesantemente dai 7mila tifosi granata presenti al Grande Torino. Il gol di Mota nel recupero del primo tempo sta fin stretto alla squadra di Juric (chissà quanto sarà felice l’ex tecnico granata, insultato dai suoi vecchi sostenitori) perché ha dominato nel gioco, creato più occasioni, colpito due pali (Mota e Robinson, uno per tempo) e mandato in tilt gli uomini di Abate, scesi in campo senza anima oltre che senza idee. Non può essere una scusante il mercato che proprio negli ultimi giorni ha stravolto il Toro, con cinque giocatori presi per completare l’organico e almeno un altro difensore che arriverà dalla lista degli svincolati. Ieri sera è mancato proprio tutto alla squadra di Abate, che ha cambiato moduli e uomini senza sosta – rispolverando anche gente che fino a qualche ora prima aveva le valigie pronte per andarsene (da Anjorin a Kulenovic, passando per Aboukhlal) – ma di fatto non ha creato neanche un’occasione dopo il palo colpito da Oristanio nel primo minuto di gioco. Neanche il Var ha aiutato il Toro, visto il rigore tolto all’ultimo secondo per il fallo di mano di Lucchesi (che già prima, al 32’, aveva cancellato il rigore a favore del Monza per un fuorigioco millimetrico) sul cross di Adams: lo stesso era successo a Vlasic contro il Milan alla prima di campionato. «Per me è sempre rigore - dice Abate -, ma se la linea è questa...». La beffa si mischia all’amarezza, ma il piatto piange con tre sconfitte consecutive che fanno male. La crisi è aperta per un Toro che oggi festeggia i 21 anni della presidenza di Urbano Cairo con la sensazione di un “fine corsa” sempre più evidente. I tifosi hanno ripreso a contestare il patron con più forza e chissà se questo mercato aiuterà a rimettere in linea di galleggiamento una squadra nata male. Dopo il portiere Perri, che ha debuttato con un gol sotto le gambe, e l’arrivo del terzino Belghali, ieri nell’ultimo giorno di trattative i granata hanno preso un altro terzino (lo scozzese Patterson dell’Everton) e soprattutto due centrocampisti di qualità: l’ex Mandragora, che lascia definitivamente la Fiorentina, e il portoghese Bragança. Il lavoro per rifare il Toro sarà lungo, ma il tempo è davvero poco perché sabato c’è la delicata trasferta di Firenze e prima della sosta di campionato sono in programma le sfide contro Roma e Bologna. «Dobbiamo trovare la nostra strada e ora serve più solidità in difesa», dice Abate che sa già di giocarsi tanto in questo Toro che è sbagliato e tutto da rifare
Toro, è già crisi. Arrivano un altro ko e l’eliminazione in Coppa Italia. A fare festa è il Monza
Decide un tocco di Dany Mota. Agli ottavi i brianzoli troveranno il Milan. Ai granata assegnato e poi revocato un calcio di rigore al 96’










