Pubblicato il: 01/09/2026 – 16:07
di Annunziata Paese*
Il 31 agosto, quasi simbolicamente alla fine delle ferie per milioni di italiani, Il Sole 24 Ore ci riporta alla normalità con un numero che vale forse più di molti discorsi sull’economia: in cinque anni il carrello della spesa è diventato più caro di quasi il 30%. La simulazione prende in considerazione 31 prodotti acquistati abitualmente da una famiglia. Ciò che nel luglio 2021 costava 100 euro, nel luglio 2026 ne costa quasi 130. Non parliamo di beni voluttuari, ma della vita di tutti i giorni: olio, caffè, ortaggi, alimentari. Solo per fare alcuni esempi, ma la lista è lunga e facilmente reperibile sul quotidiano, il caffè segna aumenti superiori al 50%, l’olio extravergine si avvicina al 50%, pomodori e patate superano il 40%. Poi ci sono il bar, la pizzeria, il parrucchiere, i piccoli servizi quotidiani. Presi singolarmente sembrano pochi euro, sommando tutto diventano il costo reale della vita. Ed è proprio qui che termina la statistica e comincia la politica. Da anni ascoltiamo una successione pressoché quotidiana di dati positivi: cresce l’occupazione, aumenta il PIL, il turismo registra record, migliorano questo e quell’indicatore. Non abbiamo mai sostenuto che questi numeri vadano ignorati quando sono veri. Poniamo una domanda diversa: che cosa hanno prodotto nella vita delle persone? Perché esiste un indicatore economico molto rudimentale, che non necessita di economisti per essere interpretato ossia quanto si riesce a comprare con il proprio stipendio. Se il costo di beni acquistati quotidianamente cresce di circa il 30% in cinque anni e le retribuzioni non aumentano nella stessa misura, significa semplicemente che con lo stesso lavoro si possono acquistare meno cose, ed è esattamente qui che la narrazione dei grandi risultati deve necessariamente confrontarsi con la realtà. Non si tratta di stabilire se ogni aumento di prezzo sia responsabilità di questo o di quel governo. Sarebbe una lettura semplicistica dell’economia: inflazione, energia, guerre, materie prime e dinamiche internazionali hanno sempre un peso, come del resto ce l’hanno con segno opposto altri fattori come i fondi straordinari del PNRR ed il maggiore gettito fiscale generato dagli aumenti stessi dei prezzi.











