Oltre due anni fa in Ue è stata approvata la legge europea sul ripristino della natura, nonostante il voto contrario del Governo Meloni, ed entro oggi tutti gli Stati membri sono chiamati a presentare i propri Piani nazionali di ripristino della natura in bozza – la versione definitiva è attesa entro settembre 2027 –definendo le priorità di ripristino, le misure, i finanziamenti e la governance fino al 2050. L’obiettivo? Entro il 2030 gli Stati membri dovranno avviare interventi per rigenerare almeno il 20% degli ecosistemi degradati, con un orizzonte di pieno recupero al 2050. È una sfida ambiziosa, che richiede visione, pianificazione e investimenti coerenti – anche perché la Commissione Ue stima che ogni euro investito nel ripristino della natura possa generare benefici economici a lungo termine compresi tra 8 e 38 euro, oltre a contribuire a frenare la sesta estinzione di massa in corso a livello globale. Eppure il Piano nazionale italiano, a oggi, è un fantasma: associazioni e cittadini non possono ancora sapere che cosa contenga.

Per questo quattordici organizzazioni ambientaliste chiedono al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) di pubblicare il testo finale e chiarire quale effetto abbia avuto la consultazione conclusa il 24 giugno.