L'allora Pontefice lo allontanò nel 2020 perché di fatto il passaggio di consegne con il priore Manicardi creò grosse tensioni interne. Bergoglio l’ha poi riabbracciato nel 2023 per affetto personale, ma non l’ha mai reinsediato

Si è spento all’età di 83 anni Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, acuto biblista e saggista tra i più prolifici della Chiesa contemporanea. Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi è stato per decenni un punto di riferimento spirituale fondamentale per generazioni di credenti e laici. Dopo aver lasciato la guida di Bose nel 2017 e a seguito del progressivo ritiro dovuto a problemi di salute, la sua figura resta legata a una straordinaria eredità culturale — coltivata anche con la nascita della casa editrice Edizioni Qiqajon — ma segnata, negli ultimi anni, dalla sofferta frattura con le istituzioni vaticane e con la stessa realtà da lui creata.

La parabola di Bose: dall’intuizione ecumenica alla prova dei dissidi

Fondata nel 1965 nel Biellese, la Comunità monastica di Bose ha rappresentato per oltre mezzo secolo una delle esperienze spirituali e d’accoglienza più profetiche del post-Concilio, capace di riunire fratelli e sorelle provenienti da Chiese cristiane diverse nel segno della preghiera, del lavoro e dell’ospitalità. Tuttavia, il passaggio di consegne del 2017 tra Enzo Bianchi e il nuovo priore Luciano Manicardi ha aperto una fase d’inaspettata e profonda crisi interna. Le difficoltà nella gestione dell’autorità dell’ex priore e le persistenti incomprensioni nel governo della comunità hanno spinto la Santa Sede a disporre una visita apostolica tra il 2019 e il 2020.