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Come ogni anno, anche stavolta il calciomercato estivo italiano si chiuderà alle 20 del 1° settembre in un hotel di lusso, lo Sheraton di Milano, in zona San Siro. È lì che si ritrovano i rappresentanti dei club e quelli dei calciatori che devono chiudere le ultime trattative, o magari persino intavolarne di nuove e disperate, mentre intorno a loro decine di giornalisti cercano di raccogliere il maggior numero di informazioni e rilanciarle rapidamente, in televisione o sui loro profili social.

Anche oggi che gran parte delle trattative può essere gestita a distanza, questo grande evento finale continua a esistere e funziona alla grande in Italia. Si rifà a una tradizione – quella di “fare calciomercato negli hotel” – che qui è ormai ben radicata e anche apprezzata dagli appassionati. Ha una storia lunga oltre settant’anni e piena di episodi assurdi e curiosi.

Questo tipo di calciomercato – frenetico, fisso in un luogo e capace di attirare grande attenzione dalla stampa – nacque nel 1951, un’epoca in cui le trattative si facevano di solito via telefono o via lettera e richiedevano quindi molto tempo. Per renderle più veloci e più efficienti, l’allora presidente del Palermo, il principe Raimondo Lanza di Trabia, decise di affittare una stanza all’Hotel Gallia di Milano, vicino alla stazione Centrale, ben collegato insomma, e invitare lì i dirigenti delle altre squadre con cui voleva avviare e chiudere in breve tempo delle trattative.