Il Politecnico di Torino ricorda Franco Fontana, maestro della fotografia italiana e internazionale, scomparso a Modena all’età di 92 anni. Nel 2006 l’Ateneo gli aveva conferito la Laurea magistrale ad honorem in Design del prodotto ecocompatibile, riconoscendo il valore di una ricerca artistica capace di trasformare profondamente il modo di osservare e rappresentare la realtà.Nato a Modena nel 1933 e avvicinatosi alla fotografia da autodidatta, Fontana ha sviluppato fin dagli anni Sessanta un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile. In una stagione nella quale la fotografia d’autore si esprimeva prevalentemente in bianco e nero, ha scelto il colore, facendone non un semplice elemento descrittivo, ma la struttura stessa dell’immagine.Attraverso campiture cromatiche nette, linee essenziali e geometrie rigorose, ha interpretato paesaggi naturali e urbani, architetture, corpi e ombre come composizioni sospese tra realtà e astrazione. Il suo sguardo ha contribuito ad affermare la fotografia a colori come linguaggio artistico autonomo, influenzando generazioni di autori in Italia e nel mondo.Nel corso di oltre sessant’anni di attività, Fontana ha partecipato a più di quattrocento mostre personali e collettive e pubblicato oltre settanta libri. Le sue opere sono conservate nelle collezioni di più di cinquanta musei internazionali, tra i quali lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Musée d’Art Moderne di Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Museum of Fine Arts di Boston. Ha inoltre collaborato con importanti testate internazionali e realizzato campagne per numerose aziende.Accanto alla produzione artistica, Fontana ha dedicato una parte significativa della propria attività alla formazione, attraverso corsi, conferenze e workshop tenuti in tutto il mondo. Anche il rapporto con il Politecnico non si è esaurito nel conferimento della laurea ad honorem: l’artista ha infatti tenuto negli anni corsi presso l’Ateneo, trasmettendo a studentesse e studenti una concezione della fotografia fondata prima di tutto sulla capacità di vedere, interpretare e restituire il mondo. In particolare, ha collaborato con il Corso di studi in Design, dove è stato più volte protagonista di workshop e interventi molto partecipati.“Scattare è questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si sente, non quello che si vede”, ricordava Fontana, per il quale le immagini erano un’emanazione del fotografo e traducevano in un linguaggio universale la sua personale interpretazione della realtà. Parole che sintetizzano la sua ricerca e l’eredità lasciata da un artista che, attraverso il colore, ha insegnato a riconoscere nel paesaggio immagini ancora invisibili.Foto di M. D’Ottavio e F. Bertot