di
Maria Vittoria Melchioni
Nato a Cognento il 9 dicembre 1933, Fontana è considerato un maestro della fotografia d'avanguardia. Aveva avuto il coraggio di scegliere il colore quando la fotografia d’autore parlava quasi esclusivamente in bianco e nero
Alla fine resterà il colore. Lo aveva detto lui, Franco Fontana, quasi avesse già deciso come avrebbe voluto essere ricordato quando non ci sarebbe stato più: «Ciò che rimarrà di me quando me ne andrò? Il colore». Oggi che Fontana se n’è andato davvero, a 92 anni, nella sua Modena, quelle parole fanno male. Perché sembrano un congedo scritto in anticipo. Era uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, l’uomo che aveva avuto il coraggio di scegliere il colore quando la fotografia d’autore parlava quasi esclusivamente in bianco e nero. E di farne non semplicemente una cifra stilistica, ma un modo di guardare il mondo.
La carrieraEra nato a Cognento il 9 dicembre 1933 e da Modena, in fondo, non se n’era mai andato. Aveva attraversato il mondo con la macchina fotografica, portando le sue immagini nelle collezioni di oltre cinquanta musei internazionali. Più di quattrocento le mostre, settanta i libri che gli sono stati dedicati, innumerevoli i premi e i riconoscimenti ricevuti in Italia e all’estero. Il suo sguardo aveva oltrepassato presto i confini della fotografia d’arte per entrare anche nella moda, nella pubblicità e nell’editoria. Aveva firmato campagne per Fiat, Volkswagen, Ferrovie dello Stato, Sony, Volvo, Versace, Canon, Kodak, Snam e Robe di Kappa, e collaborato con grandi testate italiane e internazionali, da Vogue Usa a Vogue France e al Times, oltre che con Il Venerdì di Repubblica e Sette del Corriere della Sera.










