di Alessandra Milani

Mancano pochi giorni alla chiusura delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica. Le domande sono crollate del 52% nell’ultimo decennio: ormai ci sono meno candidati che posti disponibili. Quest’anno le Regioni ne chiedono oltre 25.000. Ma i ragazzi non ci sono, e non ci saranno.

Questo non è un post sulla professione infermieristica. È un post su di voi. L’Italia ha il 25% di medici in più rispetto alla media europea. Eppure il governo ha riformato l’accesso a Medicina con il semestre aperto: 54.000 iscritti, piattaforma dedicata, campagna informativa nazionale, un decreto ministeriale per cambiare le regole del gioco. Per gli infermieri, che mancano molto più dei medici, cosa si è fatto? Si sono aumentati i posti a bando. E basta. Nessuna riforma strutturale. Nessuna campagna istituzionale. Avete mai visto una pubblicità progresso sull’infermieristica? No. Ma quelle per l’arruolamento nelle forze armate le conoscete tutti.

In Italia mancano almeno 65.000 infermieri. Ne abbiamo 6,9 ogni 1.000 abitanti; la media europea è 8,4, la Germania ne ha 13. In alcuni reparti, un solo infermiere segue 16 pazienti. Gli standard di sicurezza ne prevedono al massimo 6-8. Lo studio RN4CAST, pubblicato su The Lancet, lo quantifica: ogni paziente in più affidato a un infermiere è collegato, nel modello, a un aumento di circa il 7% della mortalità entro 30 giorni. Con rapporti adeguati si eviterebbero circa 3.500 morti l’anno in Italia. Non è catastrofismo. È letteratura scientifica.