A quattro anni esatti dal suo sbarco a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni si prepara a salire sul palco di Bari per servire il bilancio del governo più longevo della storia repubblicana. Sabato, sotto i riflettori della kermesse pugliese, il premier stenderà sul tavolo il rendiconto di una legislatura che si muove come la cucina di un grande ristorante: da una parte i piatti forti serviti con successo, dall’altra i conti rimasti da pagare.
Mancherà il piatto top: vale a dire l’annuncio dell’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione. La giornata chiave è il 22 settembre. Sarà il giorno del verdetto Istat: sotto il 3% fra deficit e Pil si aprirà la possibilità di avere una legge finanziaria 2027 in chiave espansiva. Altrimenti prevarrà l’inferno delle manette allo sviluppo.
Spread, Borsa ed export: così l’Italia ha conquistato la fiducia dei mercati
Nella colonna dei successi che la Meloni esibirà a Bari, la portata principale è rappresentata da un’economia che sta tenendo botta contro ogni gufo, con una crescita del 2026 che potrebbe arrivare all’1% e un Pil pro capite aumentato di quasi 4.500 euro in quattro anni.
Ma la vera metamorfosi, che profuma di miracolo, si è consumata sulla tavola dei mercati finanziari. Nell’autunno del 2022, quando il governo muoveva i primi passi, lo spread Btp-Bund viaggiava sui livelli d’allarme a quota 230-240 punti. Oggi è crollato nell’area degli 80 punti. Lo spread non è un dettaglio per passacarte, ma la temperatura del rischio: quattro anni fa l’Italia scottava, oggi la febbre è sparita.












