È un collega. Un giornalista. La vita passata a scrivere di cronaca. Cercando di decifrare le pagine più nere. Solo che a un certo punto Stefano Nazzi ha scoperto che anche con la voce i racconti gli venivano piuttosto bene. E così è nato “Indagini“, strapremiato podcast dedicato al crimine. Che da qualche tempo si è trasferito anche a teatro. Successo straordinario. Evidentemente la formula funziona. A prescindere dal mezzo.

E questa volta “Indagini Live“ chiude il suo terzo anno di tournée qui a Milano, domani al Castello all’interno del palinsesto dell’estate sforzesca. Uno degli appuntamenti più attesi. Il crime infatti non passa mai di moda. E i numeri di Nazzi continuano ad essere da capogiro: 80 date, 130mila spettatori, un lungo elenco di sold out. Complimenti. Fra libri e spettacoli il giornalista romano ha trattato un po’ tutti i grandi casi di nera italiani. Tracce indelebili di sangue. Che spesso si trascinano dietro una parte di mistero. Nonostante magari i lunghissimi procedimenti giudiziari.

Sul palco poi lo stile è sempre quello: una narrazione rigorosa e priva di orpelli, costruita su documenti, atti e testimonianze. Qui per tornare alla stagione dei sequestri di persona, quando in soli trent’anni in Italia ci furono 694 persone rapite (compresi 30 bambini). E nello specifico al caso di Cristina Mazzotti. Era il 1975. La ragazza aveva appena festeggiato i diciott’anni. Figlia di una grande famiglia imprenditoriale, fu sequestrata a scopo estorsivo. Da Cosa Nostra. Ventotto giorni di prigionia brutale. La morte per stenti. Con il corpo gettato in una discarica mentre i rapitori riscuotevano il riscatto. Vicenda atroce. Tutta storta. Che continua a a turbare l’orizzonte morale. Condivisa da Nazzi insieme alla consueta squadra: Marco Iacomelli in regia e Stefano Tumiati a firmare le musiche.