La Russia sta dicendo con chiarezza che cosa intende fare nei prossimi mesi: la guerra, la guerra e la guerra. Dovremmo ascoltarla e agire di conseguenza. Mosca, infatti, ha annunciato domenica scorsa la preparazione di «attacchi massicci» contro le infrastrutture energetiche ucraine. L’obiettivo è evidente: arrivare all’inverno distruggendo centrali, reti elettriche e sistemi di riscaldamento e trasformare ancora una volta il freddo in un’arma contro la popolazione civile. Il freddo, e la fame che ne consegue. I russi sanno bene che è con queste armi che si ottiene l’obiettivo che nessun bombardamento o arresto di massa potrebbe conseguire: annientare una intera classe sociale o decimare una popolazione. L’Ucraina ha già sperimentato questo sulla sua pelle negli anni Trenta del Novecento: l’Holodomór, l’omicidio per fame, che su mandato di Stalin uccise con una carestia programmata almeno tre milioni di ucraini.

Sempre domenica il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha fatto sapere che Vladimir Putin accetterebbe un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello americano Donald Trump soltanto per «formalizzare gli accordi» già raggiunti. Cioè non per negoziare davvero. Mentre gli occidentali, con Zelensky, continuano a cercare una strada diplomatica, Mosca prepara una nuova campagna militare buttando nel tritacarne altre decine di migliaia di uomini. Dopo quasi cinque anni Putin è ancora convinto di poter vincere una guerra che prevedeva di chiudere in tre giorni.