HomePratoCronacaL’addio a don Santino . Era il parroco e il faro . Maliseti, la sua famigliaAvrebbe compiuto 83 anni a dicembre, era ricoverato all’ospedale. Un cuore grande in continua missione. Domani i funerali con il vescovo .Giovanni Mosca, Gastone Simoni e Santino BrunettiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLa Chiesa pratese perde una istituzione, una colonna portante. Don Santino Brunetti, che avrebbe compiuto 83 anni a dicembre, se n’è andato. Un prete in prima linea, sempre dalla parte degli ultimi, mai banale. Una morte inaspettata: don Santino era all’ospedale Santo Stefano per dei trattamenti chemioterapici, ma nulla faceva pensare al suo addio.

La salma di don Santino sarà esposta nella chiesa di Maliseti da oggi alle 9; le esequie saranno celebrate dal vescovo Giovanni Nerbini domani alle 15, sempre nella chiesa di Maliseti.

Don Santino era lombardo Massalengo (provincia di Lodi). La sua vita sacerdotale è stata legata a doppio filo alla parrocchia di San Giovanni Battista di Maliseti, dove era diacono e dove, nel 1971, venne ordinato sacerdote. L’allora vescovo Fiordelli lo mandò come viceparroco a Vaiano per quattro anni ma nel 1975 gli fu affidata le neonata parrocchia di San Giovanni Battista. Maliseti stava crescendo a vista d’occhio e non poteva più essere considerata una costola di Chiesanuova. Stava diventano un paese a sé, e lo sa bene chi di Maliseti è considerato il “sindaco”, Giovanni Mosca, che di don Santino era vecchio amico e che oggi dice: "Lascia a Maliseti un dolore profondo e un vuoto difficile, forse impossibile, da colmare. Don Santino non è stato soltanto il parroco della nostra comunità. È stato un punto di riferimento per tutti: per i bambini, per gli adulti, per gli anziani. Una presenza discreta ma costante, capace di accompagnare la vita di intere generazioni con una parola, un sorriso, un gesto di attenzione. Era un uomo riservato, che non amava mettersi in mostra. Eppure, dietro quella riservatezza, c’era un cuore immenso. Ha aiutato tante persone, spesso nel silenzio e senza che nessuno lo sapesse, sostenendole non soltanto spiritualmente, ma anche concretamente ed economicamente nei momenti di difficoltà. Era il suo modo di essere sacerdote: esserci, senza chiedere nulla in cambio".