Il caso di Firenze non può essere liquidato come una bravata. L’integrazione senza rispetto delle regole, delle istituzioni e dei simboli della Repubblica è un modello che ha fallito. C’è un limite oltre il quale la tolleranza smette di essere una virtù e rischia di trasformarsi in debolezza. Le immagini arrivate da Firenze pongono esattamente questa questione.Un uomo si arrampica nei pressi della stazione di Santa Maria Novella, raggiunge il Tricolore, lo strappa e lo getta a terra. Poi lo calpesta. Un gesto brutale nella sua semplicità, perché quella stoffa verde, bianca e rossa non è un pezzo di arredamento urbano. È la bandiera della Repubblica Italiana. La quale per noi italiani rappresenta il nostro orgoglio e la nostra amata Repubblica.Ed è proprio per questo che quanto accaduto non dovrebbe essere derubricato alla bravata di qualche minuto destinata a scomparire insieme all’indignazione dei social. Il punto non è da dove provenga quell’uomo. Il punto è ciò che ha fatto mentre si trovava in Italia.E se sarà accertato che si tratta di un cittadino straniero, allora questo episodio impone anche una domanda che da troppo tempo viene molte volte aggirata: che cosa intendiamo davvero quando pronunciamo la parola “integrazione”?Perché integrare non significa semplicemente consentire a qualcuno di vivere entro i nostri confini. L’integrazione comporta diritti, certamente. Ma comporta prima e soprattutto anche doveri. Significa rispettare le leggi italiane. Rispettare le persone. Rispettare le istituzioni. Rispettare la convivenza civile. E significa anche comprendere che i simboli della Repubblica non sono oggetti sui quali sfogare impunemente rabbia, disprezzo o provocazione.Chi arriva in Italia non deve rinunciare alle proprie origini, alla propria cultura o alla propria identità. Ma deve esserci un principio non negoziabile: in Italia si rispettano le leggi italiane e lo Stato che quelle leggi rappresentano. Altrimenti non stiamo costruendo integrazione.Stiamo costruendo indifferenza. E un modello d’integrazione che pretende soltanto accoglienza dalla società ospitante senza esigere responsabilità da chi ne entra a far parte è destinato a produrre conflitti.
Giù le mani dal Tricolore: l'Italia non può essere la terra dove tutto è permesso | Libero Quotidiano.it
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