Pavia. «Alla fine sono rimasto sull’acqua, a scoprire, a lasciarmi trasportare con i pensieri. Da ragazzo sul Ticino, a Motta Visconti, adesso con il film che presentiamo allo Spazio della Regione del Veneto e della Veneto Film Commission in occasione dell'83ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia». Il regista, Francesco Leitner, 59 anni, quando parla del suo ultimo film documentario non riesce a fare a meno di dare una occhiata al passato mentre il suo “Come l’acqua del fiume Brenta” ha già incassato la nomination al New York Independent Film Festival e la selezione per altri festival, come il Religion Film Festival di Trento, il River Independent Film Festival di Padova, «e adesso subito dopo Venezia siamo in concorso anche al Festival internazionale di Caorle. Ci sta dando delle bellissime soddisfazioni». Il film vede per protagonista Nicola Zamuner, già campione del mondo di canoa, pluricampione italiano ed europeo che, abbandonate le gare, decide di scendere il Brenta, dove spesso ha gareggiato, in un modo del tutto diverso. «Nicola ha introdotto in Italia a suo tempo il SUP, la tavola su cui si pagaia in piedi e abbiamo deciso di scendere assieme il fiume dalle sue origini fino al Mare Adriatico raccontando le storie di chi vive del e sul fiume, la sua enorme delicatezza. Ne è venuto fuori qualcosa di magico, sospeso, quasi una metafora della vita», spiega ancora il regista, che ci tiene a sottolineare il legame con il Pavese. ùGià, perché Leitner ha passato la sua giovinezza sul Ticino, a Motta Visconti, «arrivavo dalla periferia di Milano e lì sul fiume ho imparato la libertà, la confidenza e la prudenza davanti alle acque che scorrono e tanta curiosità per quello che ogni volta scoprivo del fiume, era incredibile per me». Lì, spiega, è rimasta quella magia vista con gli occhi di un ragazzino che poi, davanti al Brenta, è diventato quasi automatico tirare fuori. La cosa ancora più particolare è che la formazione di Leitner è giornalistica, cominciando la sua esperienza con La Provincia Pavese. «Ho iniziato come corrispondente da Motta Visconti e ho avuto occasione di capire quanto questo mestiere mi piacesse, di quanto fosse difficile e coinvolgente parlare della vita delle persone, a volte venivi proiettato da ragazzo in situazioni delicate», spiega ancora. Poi l’impegno si è spostato a Roma, tra cui RaiTre con Alan Friedman e Myrta Merlino in un programma serale, “Italia Mastricht”, a ruota La7 e in seguito anche l’avvio di Sky Tg 24. «Ho scoperto di amare il reportage, il racconto, la ricerca di storie», il passo verso il film documentario è stato breve, in un certo senso. «Nell’ultimo anno ho collaborato per un film di Channel 4, poi molto impegnato da un altro film, “Bella Ciao” presente sulla piattaforma franco tedesca ARTE. E adesso il Brenta». Il film che viene presentato a Venezia è stato prodotto dalla Kenzi Productions di Milano che ha subito creduto nel progetto che è nato da un incontro casuale tra Leitner e Zamuner proprio al Festival di Venezia, in una edizione di qualche anno fa. «Ci abbiamo impiegato credo quasi due anni per mettere assieme le forze per produrre questo film, anche grazie al marchio del caffè Hausbrandt, i primissimi a volerci appoggiare». Ne è uscito un viaggio dove Zamuner non solo racconta se stesso ma naviga attraverso luoghi che sospesi nel tempo incontrando storie incredibili. Come dice lo stesso Zamuner: «Sul SUP ti alzi in piedi e vedi le cose in modo del tutto diverso. Per me è stata una esperienza andare oltre lo sport, scoprire le persone, gli equilibri del territorio». Scorrono storie imprevedibili, come quella dell’ultimo coltivatore di tabacco, dei ragazzi che fanno rinascere la tradizione del trasporto della legna sul fiume, o ancora il paesino dove da due generazioni esplorano una grotta.