Di: Il giardino di Albert / Simone Pengue I nostri cervelli sono in grado di sincronizzarsi con quelli di altre persone. Non è una trovata new age, né una percezione soggettiva, ma un affascinante risultato delle ricerche neuroscientifiche degli ultimi vent’anni, anche se ancora avvolto da moltissimi interrogativi scientifici. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLOS Biology dai neuroscienziati del Politecnico di Zurigo, guidati dalla ricercatrice Ryssa Moffat e dalla professoressa Emily Cross, suggerisce che la causa non sia da ricercare semplicemente nella sintonia con le altre persone, come tradizionalmente ipotizzato, ma nel tentativo della nostra mente di predire e anticipare il comportamento dell’altro.L’esperimento di ZurigoPer valutare che cosa succede ai nostri cervelli quando interagiamo con altre persone, i ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale di coppie di persone che, inizialmente perfette sconosciute, si sono incontrate regolarmente per sei settimane per svolgere insieme esercizi di disegno, acquisendo gradualmente familiarità l’una con l’altra. I ricercatori hanno coinvolto sia coppie di giovani studenti sia coppie di generazioni diverse, per confrontare il grado di confidenza che riuscivano a sviluppare spontaneamente. La scienza dell'amiciziaIl giardino di Albert 07.03.2026, 17:00©Bilderfest Mentre le persone svolgevano le attività, uno speciale casco munito di sensori misurava l’afflusso di sangue ossigenato in alcune aree del cervello, un segnale che permette di stimare quanto queste aree siano attive. Il principio di funzionamento, basato sulla luce infrarossa, è simile a quello dei sensori che vengono posti su un dito dal medico o in ospedale per misurare l’ossigenazione del sangue. I caschi applicano un principio simile al cranio e il segnale misurato continua a oscillare seguendo le variazioni di ossigenazione del sangue in diversi punti del cervello. Già da diversi decenni i ricercatori hanno osservato che, quando due persone cooperano, questo tipo di onde cerebrali può diventare più simile. I risultati dell’esperimento di Moffat, però, non seguivano l’idea diffusa secondo cui a una maggiore sintonia tra due persone corrisponda una maggiore sincronia cerebrale. Nel corso delle sei settimane, infatti, la somiglianza delle onde è aumentata in alcune coppie e diminuita in altre, mostrando una situazione molto più complessa. La teoria della predizione reciprocaPer poter interpretare i dati, Moffat ha fatto riferimento alla teoria della predizione reciproca. “Secondo questa teoria, la sincronia nasce dal fatto che nel nostro cervello simuliamo ciò che pensiamo l’altra persona stia facendo o pensando, o il modo in cui si sta muovendo, per cercare di prevedere che cosa farà subito dopo. E quanto più è difficile prevedere cosa succederà, tanto più dobbiamo simulare e, di conseguenza, tanto maggiore sarà la sincronia”, spiega la ricercatrice. Oggi sappiamo che la nostra mente simula continuamente azioni, situazioni e comportamenti: è un meccanismo importante per imparare, comprendere gli altri e interagire socialmente. Alcune parti del cervello che si attivano quando compiamo un’azione sono coinvolte, almeno in parte, anche quando osserviamo qualcun altro compiere la stessa azione o persino quando immaginiamo di compierla. A livello neurologico, muovere una mano, vedere un’altra persona muoverla o immaginare di farlo coinvolgono circuiti cerebrali in parte sovrapposti. 49:42Vittorio GalleseMillevoci 04.11.2025, 11:05Imago ImagesMichela DaghiniPer simulare, il nostro cervello si attiva in modo simile a quello dell’altra persona. “Ma non è una relazione lineare, in cui più sincronizzazione significa essere in sintonia con l’altra persona. La sincronia può aumentare o diminuire a seconda di quanto l’interazione sia impegnativa o interessante, aiutandoci a rimanere coinvolti e a continuare ad anticipare ciò che farà l’altra persona”, precisa Moffat. I risultati dell’esperimentoNei loro esperimenti, i ricercatori del Politecnico hanno osservato che le persone che cominciano con più elementi in comune – ad esempio due studenti della stessa università – tendono a compiere azioni meno prevedibili durante i disegni, “forse perché si sentono più a proprio agio a essere giocosi”, commenta Moffat. I ricercatori hanno osservato questo soprattutto tra le coppie di giovani, dove la sincronia dei cervelli aumenta settimana dopo settimana. Il Faro: Intervista a Vittorio GalleseTelegiornale 09.05.2026, 20:00Al contrario, nelle coppie che inizialmente hanno meno in comune, come un adulto ultrasettantenne e uno studente universitario, i ricercatori hanno osservato una maggiore sincronia all’inizio, perché devono fare uno sforzo maggiore per prevedere il comportamento dell’altro. Poi, con il tempo, la sincronia diminuisce. “Questo suggerisce che le due persone stiano trovando un equilibrio e, in un certo senso, cerchino intenzionalmente di diventare più prevedibili l’una per l’altra.” Studi di base come questo permettono di fare un piccolo ma significativo passo in avanti nella comprensione del cervello e, un giorno, supportare applicazioni mediche legate alle difficoltà sociali, ad esempio nel campo dei disturbi dello spettro autistico. Segue da “Domenica pomeriggio” di Rete Uno del 30.08.2026