Il Tesoro americano ha deciso di mettere nel mirino il sistema finanziario iraniano, con l’obiettivo dichiarato di asfissiarne l’economia. Con la Russia, seppur lentamente, ha funzionato. E anche gli istituti cinesi potrebbero finire nella lista nera
Gli Stati Uniti preparano una nuova offensiva economica contro l’Iran nel tentativo di scardinarne il sistema finanziario e spezzare la cinghia di trasmissione che unisce fonti di approvvigionamento con l’economia reale di tutti i giorni. E il piatto forte, nemmeno a dirlo, sono le banche. Un film già visto con la Russia, dove l’Europa in quattro anni è riuscita a strozzare il credito alle imprese e alle famiglie, sanazione dopo sanzione. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, a ridosso del G20 in North Carolina che si apre in queste ore, ha annunciato che Washington concentrerà i propri sforzi per isolare l’Iran e asfissiare la sua economia proprio contro le banche iraniane. Non sono stati fatti nomi ancora, ma i bersagli sono abbastanza chiari e il tiro altrettanto pulito.
Nello specifico, il Tesoro americano punterebbe a introdurre nuove sanzioni secondarie con cadenza potenzialmente settimanale, iniziando dagli istituti bancari che continuano a gestire denaro legato all’Iran. L’obiettivo è escludere le banche coinvolte dal sistema finanziario basato sul dollaro. “Ci saranno molte altre misure ogni settimana”, ha spiegato Bessent, parlando apertamente di violenza finanziaria contro Teheran: “Stiamo dimostrando alla gente che sappiamo chi siete, voi sapete chi siete e tutto questo deve finire”. A dire il vero c’è già un precedente. La prima misura di questa nuova campagna era arrivata venerdì, quando il Tesoro aveva proposto di tagliare l’accesso al sistema finanziario americano alle filiali negli Emirati della Banque Misr, seconda banca egiziana. Il provvedimento si inserisce nella strategia con cui Washington vuole convincere anche gli istituti stranieri a interrompere i rapporti finanziari con Teheran.








