Privacy

Una VPN dovrebbe ridurre la quantità di informazioni che finiscono nelle mani di terzi, non trasformarsi in un’altra sorgente di dati personali. Eppure un’indagine pubblicata da Proton VPN solleva un problema tutt’altro che marginale: dopo aver esaminato oltre 7.000 applicazioni VPN mobili a livello mondiale, la società sostiene che l’85% delle app considerate incorpori almeno un tracker e che 64 VPN arrivino a raccogliere dati sulla posizione fisica dell’utente.

Il dato colpisce soprattutto perché riguarda una categoria di software nata con una funzione praticamente opposta. Le VPN aziendali servivano e servono tutt’oggi a collegare in modo sicuro reti e computer remoti (proprio di recente abbiamo presentato Tailcat per collegare in remoto due PC, in modo sicuro e senza VPN); con la diffusione degli smartphone, dei servizi di streaming e delle reti WiFi pubbliche, le VPN commerciali sono diventate prodotti rivolti al grande pubblico. Oggi decine di milioni di persone le utilizzano per nascondere l’indirizzo IP pubblico, ridurre la visibilità del traffico da parte del provider Internet oppure aggirare restrizioni geografiche.

Proprio la popolarità del settore rende interessante l’analisi. Proton afferma che le applicazioni prese in esame e disponibili negli store più famosi abbiano totalizzato oltre 13,2 milioni di download nel solo mese di giugno 2026. Installare una VPN “qualsiasi” non significa insomma ottenere più privacy: si sposta una parte importante della fiducia dal provider Internet al gestore del servizio VPN e al software installato sul dispositivo.