MONTEGROTTO TERME (PADOVA) - È nata una stella? A dirlo sarà il tempo, ma l'affermazione di Elena Voltan nella gara di canoa canadese individuale sui 200 metri ai Giochi del Mediterraneo porta a sperarlo. Padovana di Montegrotto, 19 anni compiuti da pochi giorni, a Taranto ha stupito tutti. Persino se stessa perché non credeva di essere arrivata prima. «Appena tagliato il traguardo - racconta Elena - ero convinta che la croata Tot mi avesse battuta, per cui quando mi è stato comunicato di aver vinto la medaglia d'oro è stata una sorpresa e una soddisfazione ancora più grande». Quanto dura una gara di appena 200 metri? «La media è tra i 45 e i 50 secondi, le migliori al mondo ne impiegano 44 io oscillo tra i 47 e i 48. Per cui devo lavorare e migliorare per abbassare i miei tempi». Ai Giochi di Taranto doveva fare anche un'altra gara, sui 500 metri. «Sì, un doppio con mia sorella maggiore Angela. È saltata perché in concomitanza ci sono i Mondiali senior e le iscritte erano troppo poche. Peccato, mi piace molto gareggiare con Angela, potevamo fare bene, forse anche salire sul podio».
La passione Due sorelle canoiste. Come nasce la passione per questo sport? «A causa del Covid, avevo dodici anni. Entrambe giocavamo a pallavolo, e quando non è più stato possibile praticare sport in palestra, scegliere la canoa è stato direi scontato, dato che nostro padre Enrico è dirigente amministratore della Padova Canoa». Che è, va precisato, una società che si dedica esclusivamente all'agonismo di alto livello negli impianti della Padova Nuoto, pagando un affitto poco più che simbolico. Tre le atlete di punta: oltre alle sorelle, è da citare Sofia Postolachi, che ha vinto a giugno la Coppa Europa di maratona juniores in Romania. Da settembre la Padova Canoa allestirà meritoriamente anche una squadra per disabili, la prima in città e provincia.Disciplina mentale Torniamo a Elena. Quanto si allena per poter essere competitiva? «Quasi sempre due volte al giorno, durante il periodo scolastico anche dalle 6 alle 7,30 di mattina. Poi ci sono i raduni con la nazionale, d'estate a Castelgandolfo, d'inverno a Sabaudia. Adesso che ho fatto la maturità al liceo scientifico Alberti di Abano, mi potrò gestire meglio». Studiare e fare sport ad alto livello. Complicato? «Abbastanza. Grazie al programma ministeriale "Studente atleta", in vigore da qualche anno per venire incontro alle esigenze di chi fa sport agonistico, si possono programmare le interrogazioni e vengono perdonate le tante assenze. Durante le lezioni cercavo di memorizzare le cose più importanti e la disciplina mentale che deriva dal fare sport aiuta a organizzarsi». Fare sport per la passione e la gloria, non certo per i soldi nel suo caso. «Vero, ma io vedo anche degli aspetti positivi, gareggiare solo per i quattrini è triste e poco sano, probabilmente neppure divertente che è la cosa più importante. Il giorno che in canoa proverò noia smetterò subito. Per me l'ideale è una via di mezzo, ossia guadagnare quanto basta per vivere decorosamente». Per cui entrare a far parte di un gruppo sportivo militare. «Sì e rientra tra i miei obiettivi a breve termine». Il futuro Andiamo più a medio termine, per esempio Los Angeles 2028. «Ci penso e ci spero eccome di andare alle Olimpiadi. Qualificarsi con il sistema di attribuzione punti in vigore attualmente è molto complicato, ma ho davanti a me due anni per provarci e farò del mio meglio. Il mio intento è di diventare la numero uno in Italia». Canoa canadese a tempo pieno o ci sono anche altri progetti? «Adoro leggere e ho l'opportunità di abbinare questa passione allo studio. Mi iscrivo alla facoltà di Lingue, Letteratura e Mediazione Culturale al Bo». Non è un po' troppo? «No, perché? Se le cose che si fanno piacciono, il tempo si trova».









